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Dalle metropoli alle megalopoli: le città crescono ad un ritmo costante in tutto il mondo accogliendo sempre più abitanti. Come conseguenza, la congestione urbana costa alla Cina 11,3 miliardi di dollari all’anno. Negli Stati Uniti si toccano i 13 miliardi, sempre di dollari, mentre in Italia – secondo uno studio condotto da Confcommercio – tali costi sfiorano il tetto degli 11 miliardi annui.

Un numero sempre maggiore di persone decide di vivere in contesti urbani e la crescita dei costi che le nazioni – e anche le amministrazioni delle singole città – devono sostenere apre la strada a soluzioni condivise di “urban sharing economy”: car e bike sharing ad esempio, oltre al ripensamento delle dinamiche energetiche legate alla mobilità delle persone all’interno delle aree urbane.

Poche settimane fa l’ex Ministro dell’Ambiente Corrado Clini, nel corso di un’intervista rilasciata ad Adnkronos in cui venivano affrontati temi inerenti la mobilità nei contesti urbani in espansione, e in riferimento alla situazione italiana, ha sottolineato che “nei prossimi 15 anni all’aumento del numero dei pendolari dagli attuali 29 milioni a quasi 31 corrisponderà una crescita dell’uso dell’auto privata (già impiegata nel 70% degli spostamenti casa-lavoro) da 17,5 milioni a 19 milioni di veicoli”.

Milano, Firenze, Roma, Napoli, Bologna sono tutte città che già soffrono un endemico sovraffollamento dovuto alla sindrome da “auto privata” all’interno delle loro aree urbane, ma non è solo l’Italia a manifestare tale sintomatologia. Considerando che a livello globale la popolazione delle aree urbane cresce di 1,5 milioni di abitanti ogni settimana e si prevede che entro il 2025 ci potranno essere più di 40 città nel mondo con una popolazione che supera i 10 milioni di individui, localizzate principalmente in Asia e Africa, possiamo affermare che l’epidemia è di fatto globale.

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La congestione urbana funziona purtroppo anche come moltiplicatore dei livelli di inquinamento cittadino. Sempre secondo Clini “La crescita dei consumi di carburante nel traffico urbano avrà come effetto diretto un aumento sia delle emissioni di CO2 (+30% rispetto al 2005), sia di polveri sottili e ossidi di azoto con il superamento frequente dei limiti per la protezione salute indicati dall’Organizzazione mondiale della sanità”.

La soluzione ad un incremento costante di affollamento urbano da parte dei mezzi di trasporto privati può essere individuata nei progetti di “urban sharing economy”, che mettono in condivisione – e relazione – gli abitanti della città con “reti” integrate di mezzi di trasporto dal ridotto impatto ambientale e ideati per muoversi all’interno del tessuto urbano in maniera “intelligente” e sostenibile.

Ridurre i livelli di congestione urbana di una città significa innalzare il livello di qualità della vita dei suoi abitanti, oltre a influire positivamente sulla qualità dell’aria. Avere meno autovetture in circolazione significa anche un ridotto livello di emissioni di gas serra. Il concetto di efficienza energetica può essere quindi applicato alla mobilità all’interno dei contesti urbani e, considerate le previsioni di crescita della popolazione in tali aree, iniziative di “sharing”, auto o bike che siano, insieme a politiche volte a ridurre gli accessi di auto private all’interno delle zone a maggior rischio di congestione urbana, possono rappresentare le due facce della medesima medaglia, entrambe utili alla risoluzione-riduzione del problema.