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Si chiama Energy Observer, è il primo vascello green ad essere autosufficiente dal punto di vista energetico ed è pronto a partire per un viaggio di sei anni intorno al mondo. L’imbarcazione non ha bisogno di fonti energetiche che utilizzano combustibili fossili per viaggiare tra mari e oceani. Il suo armamentario energetico si compone di pannelli solari, turbine eoliche e un motore con celle combustibili a idrogeno. Un concentrato tecnologico dall’animo sportivo dal costo di 5 milioni di euro.

Il passato molte volte condiziona il nostro presente e crea i presupposti affinché si delinei, in qualche modo, il nostro futuro. Non stiamo cercando di dare preziosi consigli psicologici ma vogliamo definire il contesto in cui nasce l’Energy Observer. Il vascello venne infatti disegnato e concepito da Mike Birch nel lontano 1983 come imbarcazione per le competizioni a vela: già da qui si dovrebbe evincere una prima vocazione “energetica”, o innata affinità con il vento. Nel 1994 vince infatti il prestigioso trofeo Jules Verne con Peter Blake al timone.

Il 2015 è invece l’anno della rinascita, quando l’idea dell’Energy Observer prende vita grazie all’intuizione dei due skipper Fredric Dahirel e Victorien Erussard insieme a Jerome Delafosse, film-maker di professione.

Uno dei punti di forza del progetto è rappresentato dalla diversità delle fonti energetiche presenti a bordo. Se non c’è sole ci sarà vento, e viceversa. In assenza di entrambi si può sempre ricorrere alle riserve di idrogeno in grado di produrre energia attraverso il processo di elettrolisi dell’acqua marina.

Per Erussard “Costruire un’imbarcazione autosufficiente poteva sembrare irrealistico, ma il vascello che abbiamo realizzato ha dell’incredibile, ed apre ad interessanti prospettive per il futuro”. Il futuro della mobilità a zero emissioni. Non è un diktat, ma di fatto una necessità imprescindibile se si vuole ridurre l’impatto che i trasporti, di persone e merci, hanno sulle emissioni di gas serra nell’atmosfera.

In questo senso l’Energy Observer può assurgere in qualche modo al ruolo di testimonial della transizione energetica. Soprattutto dopo l’investitura ufficiale ricevuta da Nicolas Hulot, noto ambientalista francese “Questa nave dimostrerà che ci sono molte soluzioni per una transizione energetica”. Vedremo, noi ci speriamo. Sicuramente l’energia, e la maniera in cui la utilizziamo e produciamo, è destinata a subire profondi cambiamenti nei prossimi decenni. Le energie rinnovabili, insieme ai progetti di efficientamento e risparmio energetico, avranno un ruolo di primo piano, all’interno di questo cambiamento.

L’Energy Observer ci ricorda un po’, forse più per gli ideali che nella pratica, quei velieri che solcavano i mari e gli oceani nel diciannovesimo secolo, trasportando merci e persone, da un continente all’altro, e utilizzando solo l’energia del vento per muoversi. I numerosi alberi e la grande metratura delle vele cercavano nei venti l’energia per far funzionare l’economia del tempo. L’Energy Observer vuole dimostrare che la transizione energetica dai combustibili fossili a fonti energetiche zero emission è possibile. E lo farà in uno dei modi più belli e poetici: navigando intorno al mondo per sei lunghi anni. Partendo da Parigi in questa primavera.