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Attraverso gli open data e possibile raccogliere una grande mole di informazioni sul funzionamento delle città, tutte queste informazioni permettono una migliore governance e la messa in opera di strategie e interventi mirati

“Data is the new oil” recitavano solo alcuni anni fa i più visionari tra gli esperti di tecnologia, società ed economia digitale, soffermandosi sull’analisi della disponibilità di una quantità sempre più sconfinata di dati e informazioni. Il futuro di molti dei servizi e piattaforme accessibili dagli utenti si basa oggi sulla disponibilità di una grande mole di dati

Gli open data, o “dati aperti” stanno ridefinendo la maniera in cui si organizzano molte delle attività che caratterizzano il nostro vivere quotidiano: dalla mobilità all’utilizzo dell’energia.

Per i governi e le amministrazioni delle varie città diviene sempre più importante riuscire a dimostrare che, attraverso l’utilizzo dei dati delle informazioni accessibili, sia possibile creare valore, soprattutto per i loro cittadini, migliorare le condizioni di vita e facilitare molte delle attività che essi devono compiere ogni giorno.

Gli open data contribuiscono a dare forma – linfa vitale – alle smart city del futuro. Una città che utilizza le tecnologie dell’informazione e della comunicazione per ottimizzare non solo la maniera in cui opera, ma principalmente i servizi che offre ai propri abitanti. Questi servizi possono includere una migliore e più efficiente organizzazione della mobilità e dei trasporti, una gestione più efficace dei rifiuti e l’ottimizzazione dei processi di approvvigionamento e consumo di risorse quali l’energia e l’acqua.

L’approccio più funzionale per l’evoluzione delle smart city rimane quello dello Human-Centered Design, dove le azioni di rinnovamento vengono progettate partendo dai bisogni delle persone e non dalla tecnologia. Quest’ultima serve a rendere possibile la realizzazione di determinate piattaforme e l’accesso smart a servizi e informazioni, ma non rappresenta l’elemento di partenza.

Nelle città che hanno iniziato ad utilizzare questi dati i risultati ottenuti sono molto positivi, come a New York ad esempio. La metropoli statunitense attraverso il suo programma DataBridge ha investito sulla raccolta e l’analisi dei numerosi dati presenti nel suo tessuto urbano. La piattaforma per l’analisi è stata fornita da Accenture e tutti i dati che vengono processati permettono una migliore governance della città, oltre ad una più rapida individuazione dei trend in atto e dei possibili margini di miglioramento.

Dall’altra parte dell’oceano il progetto Yokohama Smart City, in Giappone, è riuscito a dimostrare che si possono portare avanti politiche per la crescita economica riducendo comunque le emissioni di CO2. La città giapponese sta cercando di ripensare il suo utilizzo di energia in diversi settori delle sue attività, dal consumo energetico delle abitazioni e dei mezzi di trasporto utilizzati dai suoi cittadini, ai consumi inerenti le diverse attività svolte all’interno delle varie community.

Un altro aspetto centrale dell’utilizzo dei dati raccolti è una loro implementazione ai fini dell’efficienza energetica e degli importanti processi di riduzione delle emissioni di gas serra da parte degli edifici e a causa delle attività umane che si svolgono in città. Secondo la ricerca Smart Cities in Europe di Osborne Clarke l’utilizzo di energia negli edifici, soprattutto in quelli già esistenti e non di nuova costruzione, dovrà prendere in considerazione sia la realizzazione di interventi di efficientamento energetico per migliorare le performance dello stabile, sia incrementare la capacità di produrre autonomamente energia attraverso le fonti rinnovabili, oltre ad implementare una evoluta integrazione nei network energetici e nelle smart grid presenti.

Le città, in particolar modo le grandi metropoli, crescono; non solo per il numero di abitanti che ci vivono, ma anche dal punto di vista della loro complessità, e come tutti i sistemi complessi sono in grado di produrre e fornire una grande mole di dati. Queste informazioni divengono la materia prima per lo sviluppo di strategie e specifici interventi con l’obiettivo di rendere i conglomerati urbani più vivibili e sostenibili.