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L’energia di domani: nel 2060 consumeremo il doppio di energia elettrica a fronte di una riduzione del consumo energetico pro capite. Lo scenario energetico delineato dal World Energy Council si muove tra riduzione dei combustibili fossili e un consolidato incremento delle rinnovabili.

Secondo il World Energy Council la domanda mondiale di energia raggiungerà il suo picco massimo nel 2030, grazie soprattutto all’introduzione di nuove tecnologie nel settore energetico ed alle politiche energetiche dei governi dei vari paesi. Tale affermazione è presente all’interno del report World Energy Scenarios 2016 – The Grand Transition che lo stesso World Energy Council ha realizzato in collaborazione con Accenture Strategy e il Paul Scherrer Institute.

Viviamo in un’epoca di grandi cambiamenti, sociali e climatici, e molti istituti e centri di ricerca si stanno adoperando per individuare possibili scenari futuri per meglio orientare le scelte strategiche che molti governi e imprese sono chiamati a fare.

La “Grande Transizione” è in atto e nel report del World Energy Council (WEC) assume la forma di tre differenti scenari, dai nomi evocativi: Modern Jazz, Unfinished Symphony e Hard Rock. Questi tre ipotetici percorsi tracciano delle linee guida, dei possibili equilibri in grado di ri-disegnare l’evoluzione dell’attuale panorama geopolitico ed energetico.

Il report è stato presentato ufficialmente poco prima del World Energy Congress tenutosi ad Istanbul dal 9 al 13 ottobre 2016. Le due direttrici principali sono una prevista riduzione della richiesta di energia per persona entro il 2030, quindi  una riduzione del fabbisogno energetico dei singoli individui, e un incremento della richiesta di energia elettrica. Per quest’ultima è previsto un raddoppio della domanda entro il 2060, secondo il WEC. Una prospettiva che vede tra le possibili soluzioni dei consistenti investimenti in tecnologia, infrastrutture ed efficienza energetica. Tutto ciò al fine di mantenere un accettabile livello di sostenibilità per il pianeta.

Ma veniamo agli scenari, partendo dal naming. La musica si sa è un linguaggio universale, comprensibile da tutti gli esseri viventi.

Le melodie del Modern Jazz sono dinamiche ed evolvono con ritmi rapidi, un’accelerazione difficile da contenere. Uno scenario in cui il panorama energetico e quello economico sono sempre più complessi; mutano e si adattano alle continue innovazioni tecnologiche. La crescente spinta alla globalizzazione, insieme all’evoluzione delle tecnologie digitali, danno forma ad una crescita economica endemica. E’ il futuro di Airbnb, Uber e Google, tra gli altri. In termini energetici si tende ad abbandonare i combustibili fossili, anche all’interno dei sistemi produttivi dei paesi emergenti, grazie al miglioramento delle energy grids e la più ampia diffusione delle rinnovabili, in primis solare ed eolico.

Nel modello evolutivo descritto in Modern Jazz gli aspetti dominanti sono:

  • Valori sociali
  • Politiche dinamiche e innovazione tecnologica
  • Nuovi modelli di business

Unfinished Symphony è una composizione in divenire. I governi nazionali sono uniti e attuano efficaci politiche congiunte per fronteggiare il climate change, supportati da una società civile forte e da una governance internazionale. Anche se la crescita è più moderata, presenta dei tratti di consapevolezza sociale e ambientale più diffusi con alti livelli di investimento nelle infrastrutture. Gli aggettivi che meglio descrivono questo sistema sono: efficiente, resiliente e smart; con processi di innovazione costanti che generano soluzioni integrate su larga scala. Gli outcome ambientali più significativi arrivano dai modelli operativi delle aziende Utility che sono state in grado di riorganizzarsi e sopravvivere ad una moderata crescita economica. Entro il 2060 il pianeta si muoverà all’unisono sulle politiche ambientali, e si passerà ad un sistema energetico low-carbon.

Nel modello evolutivo descritto in Unfinished Symphony gli aspetti dominanti sono:

  • Valori sociali
  • Una forte governance globale
  • Pianificazioni integrate e condivise
  • Business model condivisi

Il rock‘n roll si è sempre distinto come una corrente – non solo a livello musicale – anticonformista, poco propensa a far proprie le istanze sociali del suo tempo. Nello scenario Hard Rock individuato all’interno del report del WEC queste tendenze si accentuano ancora di più. Incremento delle tensioni geopolitiche tra Asia, Europa e Middle East. Abbandono quasi totale della governance comune internazionale, a favore di regionalismi e sviluppo di mercati, di merci e lavoro, soprattutto locali. Parcellizzazione degli intenti di riduzione del proprio impatto ambientale, c’è chi pensa all’ambiente e chi no. L’esasperata  concentrazione sul proprio PIL fa perdere di vista, a molte nazioni, un comune politica di riduzione del cambiamento climatico. Risultato: i combustibili fossili rimangono la principale fonte di energia sino al 2060, affiancati da un rinato interesse nei confronti dell’energia nucleare. Intorno al 2060 i governi e le nazioni spostano la loro attenzione sulla resilienza delle proprie infrastrutture, per contenere i disastri del climate change.

Nel modello evolutivo descritto in Hard Rock gli aspetti dominanti sono:

  • Grande potere ai governi nazionali
  • Modelli di business locali
  • Aziende gestite dallo stato

Due gradi centigradi. Oltre i quali gli sforzi richiesti per sopperire ai danni causati dal cambiamento climatico saranno esponenzialmente superiori a quelli impiegati per contenere l’aumento della temperatura terrestre. Modern Jazz, Hard Rock e Unfinished Symphony, oltre a individuare possibili scenari pongono dei quesiti. La risposta sta alle persone darla, per poter individuare il percorso più sostenibile in vista della prossima Grand Transition.