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Londra è da molti anni riconosciuta come la capitale della finanza e delle industrie creative, ma adesso si appresta a lanciare una nuova iniziativa che la candida a divenire uno dei centri più significativi di Green Finance in Europa e nel mondo.

Il recente report “The UK: global hub, local dynamics – mapping the transition to a sustainable financial system” pubblicato dall’UNEP (United Nations Environmental Programme) e presentato dalla City of London Corporation, ha evidenziato in maniera chiara le intenzioni della capitale inglese, l’obiettivo è divenire un influente hub per la Green Finance mondiale.

Nelle parole di Achim Steiner, Executive Director dell’UNEP, è possibile individuare queste priorità: “In tutto il mondo, stiamo assistendo alla crescita del numero di paesi che cercano di allineare i propri sistemi finanziari agli imperativi della sostenibilità.”

Il 2016 sembra avere tutte le carte in regola per divenire l’anno della Green Finance e la GFI (Green Finance Initiative) si focalizzerà su iniziative e progetti che hanno lo scopo di mobilitare il capitale necessario per aiutare a raggiungere i Sustainable Development Goals delle Nazioni Unite, e l’adempimento degli accordi raggiunti in occasione del Cop21 dello scorso dicembre a Parigi.

Ma cosa significa potenziare un settore come quello della Green Finance?

Come abbiamo visto e approfondito in un altro articolo, in occasione della conferenza sul clima di Parigi molti dei leader mondiali hanno concordato un obiettivo comune: il mondo intero deve ripensare il proprio impatto energetico sul pianeta e sviluppare delle strategie che gli permettano di creare dei sistemi in grado di ridurre la dipendenza da carbone e petrolio. Ciò sarà possibile soprattutto accrescendo l’utilizzo di energie rinnovabili e riducendo il proprio fabbisogno energetico, attivando interventi di efficientamento e risparmio energetico, operando direttamente sugli impianti attraverso sistemi in grado di ridurre il fabbisogno di energia, a fronte però di un mantenimento dei livelli produttivi.

Esiste però un problema: mantenere l’innalzamento della temperatura globale al di sotto dei due gradi centigradi ha un costo. Secondo l’International Energy Agency, per rispettare gli obiettivi contenuti degli accordi raggiunti a Parigi c’è bisogno di 53 trilioni di dollari di investimenti.

Servono perciò maggiori investimenti in infrastrutture e tecnologie. Investimenti che il sistema pubblico da solo difficilmente potrà sostenere, ed è qui che interviene la Green Finance: agire strategicamente per mettere in campo investimenti privati.

Tali investimenti hanno perciò una loro particolare road map, come specificato nelle ultime pagine del report dell’UNEP:

  • Stabilire un Green Bond hub
  • Mettere le persone in condizione di acquisire le corrette informazioni sulle performance di sostenibilità dei loro investimenti
  • Ripensare i finanziamenti per gli immobili al fine di ridurre l’impatto ambientale e incrementare il risparmio energetico
  • Creare un sistema di monitoraggio dei rischi ambientali
  • Esaminare il potenziale green per una finanza alternativa

Per quanto riguarda l’Italia la speranza è che si creino i presupposti per cui gli investimenti diano nuova linfa vitale al sistema produttivo, perché il risparmio e l’efficienza energetica saranno sempre più asset strategici per le nostre PMI.

Con l’obiettivo di incentivare il settore, #GREENPMI ha sviluppato un progetto rivolto alle PMI per facilitare il loro accesso a strumenti innovativi atti a ridurre il fabbisogno energetico attraverso specifici interventi di efficientamento. Sono 50 progetti per dare nuove energie alle imprese italiane, stimolare la loro crescita e renderle sempre più competitive, l’adesione all’iniziativa è del tutto gratuita.