Seleziona una pagina

Sia le linee guida dell’Unione Europea che molti degli accordi presi tra le diverse nazioni presenti durante l’ultima conferenza sul clima di Parigi nel dicembre scorso, sono volti a promuovere una transizione della nostra economia verso un modello di sviluppo sostenibile.

La Green Economy in questo senso rappresenta una delle più convincenti scommesse per il futuro e l’Italia, a livello europeo, non se la cava affatto male; soprattutto per quanto riguarda indicatori come l’indice sintetico di eco-efficienza il quale riflette la capacità del sistema produttivo di un paese di fabbricare beni con ridotti consumi di energia e materie prime, e bassi livelli di inquinamento.

All’interno di questa classifica, stilata grazie all’elaborazione dei dati Eurostat e presentata all’interno del rapporto Greenitaly 2015, l’Italia si posiziona seconda con un un risultato di 152,7055 punti. Fa meglio soltanto il Lussemburgo, che fa segnare l’indice di eco-efficienza maggiore attestandosi a 212,4432 punti. Nel caso del piccolo stato europeo vanno considerate le caratteristiche del suo sistema produttivo, il quale presenta una ridotta capacità manifatturiera e industriale, due settori a cui è associato un alto livello di consumo energetico e significative quantità di inquinamento rilasciato. Più indietro, dopo di noi, seguono Francia e Germania.

I numeri della Green Economy nel nostro paese confermano la posizione dell’Italia nel contesto europeo, secondo l’indagine relazione sullo stato della Green economy in Italia 2015 redatta in occasione degli Stati Generali della Green Economy “Il 42% delle imprese italiane ha un indirizzo green: 27,5% Core Green e 14,5% Go Green”.

Per Core Green si intendono tutte quelle imprese che producono beni e/o servizi con una elevata valenza ambientale, selezionate in base a livelli standard internazionali, come sono quelli sviluppati da Eurostat e Ocse. Mentre con Go Green si identificano invece tutte le imprese che, anche se non producono beni e servizi con una elevata valenza ambientale, hanno altresì adottato significativi interventi sui loro processi produttivi, sviluppando un forte orientamento green e volto alla riduzione del loro impatto ambientale e a favore di una maggiore sostenibilità.

Tra i settori produttivi, quelli che presentano il più alto numero di imprese Core Green sono l’Agricoltura (40,6%), l’Edilizia (38,8%) e l’Industria (35,4%), mentre per quanto riguarda invece il Go Green emergono settori come l’Industria (25,8%), il Commercio, Alberghi e Ristorazione (16,7%) e l’Agricoltura (15,5%).

E l’efficienza energetica? L’andamento in Italia sembra essere positivo, ma si deve fare di più. Negli ultimi anni un forte stimolo ad intervenire è stato dato dagli incentivi statali. Secondo i dati pubblicati dal report dell’Enea riguardo l’efficienza energetica, le misure attivate a partire dal 2005 hanno consentito di raggiungere nel 2013 un risparmio energetico annuo pari a 7,5 Mtep, in linea con gli obiettivi europei e nazionali e il principale contributo a questo risultato è arrivato dal meccanismo dei Certificati bianchi.

Ciò che emerge da questo quadro generale è che sicuramente la Green Economy continuerà a crescere nei prossimi anni, ma non solo perché le PMI hanno bisogno di ridurre il proprio fabbisogno energetico: in prospettiva i costi dell’energia sono destinati a crescere e non a diminuire. A questa tendenza dei prezzi energetici si affianca infatti una sempre maggiore attenzione da parte dei consumatori nei confronti dell’ambiente: appare evidente che le loro scelte di acquisto non potranno che riflettere tale trend.

Per una PMI diviene quindi strategico efficientare i propri impianti produttivi, ridurre il proprio fabbisogno energetico, essere più Green e comunicarlo esternamente nella maniera più efficace possibile, ciò servirà a rendere più appetibili i prodotti e servizi offerti sul mercato.

#GREENPMI ha ideato un progetto per avvicinare le PMI ai temi dell’efficienza energetica, attraverso la diffusione della cultura e della conoscenza di queste tematiche. E lo ha fatto dando vita ad un progetto che ha l’obiettivo di coinvolgere 50 PMI per le quali verranno individuati e realizzati interventi per la produzione di energia e per l’efficienza energetica attraverso lo strumento dei Contratti di Rendimento Energetico (EPC) offerto da GESCO. E tutto senza alcun investimento economico da parte delle PMI che verranno selezionate.