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Oggi siamo lieti di ospitare tra le pagine di #GREENPMI l’articolo di Federalimentare, un editoriale economico, come a noi piace definirlo, dove si analizzano alcuni trend per questo anno bisestile: l’incertezza dei mercati permarrà anche per 2016, con una complessità di variabili che fanno sperare in positive e vantaggiose congiunzioni per le PMI.

Mentre si scrive manca ancora qualche tassello relativo ai dati di dicembre, ma il bilancio 2015 è ben noto. Produzione industriale su dati grezzi +1,6%, e +1,0% a parità di giornate lavorative. Con una flessione che rimane comunque vicina a 20 punti percentuali rispetto ai picchi 2007 pre-crisi. Mentre l’export del Paese ha messo a segno un +3,9%.

Il secondo settore industriale del Paese, l’alimentare, ha registrato un +0,1% di  produzione su dati grezzi e un -0,6% a parità di giornate lavorative. E poi: export +6,6%; fatturato col freno a mano tirato per il terzo anno consecutivo, a quota 132 miliardi. Infine, consumi alimentari interni in valuta costante in calo di un altro mezzo punto percentuale.

Un bilancio fra il neutro e il grigio, dunque, con una sola, convincente lama di luce: l’export, cui però sta sempre più stretto il ruolo solitario di salvatore della patria.

Proprio qui sta il punto, che fa temere un 2016 sostanzialmente analogo, non migliore dell’anno che si è chiuso. Perché il punto di forza del 2015, l’export appunto, sembra destinato a perdere forza.

L’economia mondiale è entrata nel 2016 con meno slancio dell’atteso e mostra ulteriori segni di indebolimento. E questo, non nelle parti di fragilità già note (emergenti, soprattutto Cina), ma in quelle con le dinamiche considerate più robuste o in miglioramento (gli avanzati). E’ proprio da qui che arrivano le sorprese negative. A cominciare dagli USA.

Il contesto dice infatti che gli USA – i quali, come noto, hanno ricoperto il ruolo di mercato più ricco e performante del 2015 – non consentiranno alle nostre esportazioni  di replicare un passo vicino al +20%. Che è stato provvidenziale, in quanto ha permesso al settore alimentare, ad esempio, di compensare, oltre il pallore di alcuni emergenti, il taglio specifico dell’embargo russo. La crescita del PIL USA 2016 non dovrebbe andare, infatti, oltre il +1,5%, mettendo alle spalle la gobba più ghiotta della crescita recente.

Si aggiunge che, tra i BRIC, l’anticipatore OCSE indica assestamento delle dinamiche di crescita per Cina e Brasile, ulteriore indebolimento per la Russia e rafforzamento per l’India. La Russia, in particolare, dovrebbe accusare un decremento del PIL del -5,0%. Per cui, la stessa auspicata e sempre tardiva fine dell’embargo, che potrebbe scattare a fine 2016 o in avvio 2017, rischia di innescare rimbalzi annacquati dalla debolezza congiunturale del paese.

L’ENI ha appena chiuso il bilancio 2015 con un rosso di 8,8 miliardi di euro. E questo la dice lunga sul malessere dei paesi produttori di petrolio e in generale di commodity, e sull’impoverimento dei loro mercati.

In definitiva, FMI e OCSE rivedono al ribasso le previsioni sull’espansione del commercio mondiale per il 2016, delineando una prospettiva di crescita modesta, quanto meno, per tutta la prima metà dell’anno.

Il risultato, per l’export alimentare e per quello dell’intero manifatturiero nazionale, potrebbe essere un passo espansivo inferiore a quello del 2015.

Né ci si può aspettare, a compensazione, sostegno e “colore” dal mercato interno. L’impatto positivo del “quantitative easing”, pilotato dalla BCE a inizio 2015, è alle spalle. Come dire, che il beneficio dell’acquisto di titoli di stato e di altro tipo dalle banche per immettere nuovo denaro, incentivare i prestiti bancari verso le imprese e far crescere l’inflazione – oggi pericolosamente bassa – verso il 2 per cento è già stato messo in circuito, con esiti che sono stati più di stabilizzazione che di rilancio, tutto sommato inferiori alle attese.

Le vendite interne potrebbero beneficiare così solo di 0,3-0,4 punti reali di guadagno, oltre l’inflazione, conseguenti alla maggiore capacità di acquisto legata ai rinnovi contrattuali già siglati e di quelli in corso di rinnovo. Mentre la tempesta finanziaria in atto sta erodendo la ricchezza delle famiglie, che detengono in azioni circa un quarto delle proprie attività finanziarie, per un valore di quasi mille miliardi di euro.

In definitiva, le prospettive non sono deprimenti, ma sono altresì tutt’altro che esaltanti. Il famoso “giro di boa” rimane dietro l’angolo, rinviato ancora una volta. Per cui la scommessa competitività per le aziende, con i maggiori costi del lavoro in pista e i rimbalzi che prima o poi arriveranno sul fronte energia e materie prime, sono più che mai sul tavolo. E’ proprio in questi periodi che bisogna puntare sugli investimenti, per raschiare i costi, per difendersi meglio nei periodi difficili, e per farsi trovare pronti all’appuntamento con la ripresa.

#GREENPMI ha l’obiettivo di diffondere la cultura e la conoscenza dell’efficienza energetica, con lo scopo di dare vita a sistemi virtuosi di risparmio energetico, attraverso soluzioni innovative in grado di liberare preziose risorse per le imprese.

Il progetto che abbiamo ideato e sviluppato è pensato per dare l’opportunità a 50 PMI di efficientare i propri sistemi produttivi, verrano infatti individuati e realizzati interventi per la produzione di energia e per l’efficienza energetica attraverso lo strumento dei Contratti di Rendimento Energetico (EPC) offerti da GESCO, senza alcun investimento economico per le imprese selezionate.