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L’energia elettrica è indispensabile all’industria, per il normale espletamento delle attività produttive, ma ha un costo che, in Europa, cambia da nazione a nazione.

La stessa idea di Europa si basa su principi di unione e solidarietà tra i vari stati che ne fanno parte, ma dal punto di vista energetico e soprattutto per quanto riguarda i costi dell’energia, sussistono ancora molte differenze tra i vari paesi dell’area EU. Stando agli ultimi dati pubblicati da Eurostat in Italia abbiamo per l’industria i costi dell’energia più alti di tutte le altre nazioni.

http://ec.europa.eu/eurostat/cache/infographs/energy/bloc-1.html

Guarda l’infografica di EUROSTAT 

I dati Eurostat si riferiscono al secondo semestre 2015, per l’Italia che produce il costo di ogni kWh è pari a 0,16 euro, contro una media nell’eurozona pari a 0,12 euro. Dopo di noi hanno “i costi più alti in bolletta” le industrie della Gran Bretagna, con 0,152 euro per kWh, e la Germania con 0,149. Chi paga invece di meno è la Svezia, dove le sue industrie si approvvigionano di energia elettrica al costo di 0,059 euro per ogni kWh.

La ricerca di Eurostat si è concentrata anche sulle diverse fonti utilizzate per la produzione di energia elettrica, con dati aggiornati al 2014. Le principali categorie individuate sono (con relative percentuali): combustibili solidi (19,4%), gas naturale (15,3%), petrolio (9,1%), energia nucleare (29,3%) e fonti rinnovabili (25,4%). Anche qui però permangono differenze sostanziali tra i vari paesi dell’Unione.

La Francia, ad esempio, ha una larga parte dell’energia prodotta che proviene da centrali nucleari (83%), seguita da Belgio (71%) e Slovacchia (64%). Mentre per quanto riguarda le rinnovabili queste sono la maggiore fonte di energia elettrica per Malta, Portogallo Cipro, Lituania e Lettonia, dove il loro impiego supera il 90%. E in Italia? Nel 2014 il nostro mix energetico si componeva di combustibili solidi (8,7%), gas naturale (33,6%), petrolio (37%), energia nucleare (non l’abbiamo mai avuta) e fonti rinnovabili (17,6%).

Produrre in Italia costa di più, almeno dal punto di vista energetico. La soluzione per una maggiore competitività risiede nella capacità di efficientare energeticamente i propri impianti, e ridurre così il fabbisogno energetico dell’industria. In attesa di un piano energetico in grado di ridurre il costo dell’energia nel nostro paese.