Seleziona una pagina

Questa settimana ospitiamo tra le nostre pagine un nuovo, interessante e puntuale contributo di Federalimentare, l’approfondimento su temi economici del sistema Italia e un’analisi ricca di spunti utili a chi fa o vuol fare impresa.

Finalmente ci sono segni di ripresa dell’Industria italiana, nonostante lo scenario ancora fragile e poco delineato si cominciano a “rialzare” settori strategici del nostro paese. Si muove bene il manifatturiero, in special modo quello legato alla trasformazione delle materie prime che “innesca gran parte degli sforzi innovativi del sistema produttivo italiano”, ovviamente aspettando che si consolidino i trend di crescita sperati.

Nel primo bimestre 2016, l’industria del Paese ha segnato un progresso del +3,0% su indici grezzi, a fronte dello stesso periodo 2015. La crescita si ridimensiona al +2,4% nel calcolo a parità di giornate lavorative. In ogni caso, è la prima volta, da molto tempo a questa parte, che non si vedevano aumenti così, finalmente di qualche peso, fuori dagli “zero virgola”.

I primi due mesi dell’anno vedono tutti i comparti del ventaglio produttivo del Paese tornare in positivo, in una forcella che va, dal marginale +0,1% dell’alimentare, al +9,3% dei mezzi di trasporto. Fra i grandi comparti, solo il tessile-abbigliamento accusa ancora, nel periodo, un -0,6%: in rientro anch’esso, tuttavia, rispetto ai precedenti delta negativi.

Va ricordato comunque che, negli anni di crisi (2008-2015), il manifatturiero italiano nel suo complesso ha perso 23,1 punti di produzione e 15 punti di capacità produttiva.  Un settore anticiclico come l’alimentare, invece, si è salvato, con una perdita limitata al -3,3%.

L’economia italiana sembra insomma faticosamente avviata sulla strada della risalita, dopo una recessione che, dal 2008, ha fatto calare il PIL di oltre il 9%. Va detto subito purtroppo che circa la metà di questa diminuzione ha carattere persistente e non ciclico, frutto di una distruzione di capacità produttiva che è arrivata al -15%.

Risultato. Se non si ricostituisce il tessuto manifatturiero del Paese, che ha visto crollare il valore aggiunto del 17% tra il 2007 e il 2014 (con una caduta di 660 mila occupati), le prospettive di crescita dell’intera economia resteranno modeste negli anni a venire, schiacciate da una bassa dinamica della produttività e da un costo del lavoro per unità di prodotto (CLUP) fuori linea.

E’ l’industria di trasformazione, infatti, che innesca gran parte degli sforzi innovativi del sistema produttivo italiano (il 72,1% del totale speso in R&S proviene dalla manifattura), e produce guadagni di efficienza a beneficio dell’intero sistema economico.

Dal manifatturiero proviene inoltre la quasi totalità dei beni esportabili (l’82,3%) che servono a pagare le bollette energetiche e, in generale, a finanziare le importazioni di un paese povero di risorse naturali come l’Italia.

Ma l’importanza della manifattura per l’intera economia italiana rimane sottostimata, se valutata solo in termini del suo peso diretto sul PIL. La manifattura è il cuore nevralgico della rete degli scambi intersettoriali. Essa acquista, più di qualunque altro comparto produttivo, beni e servizi dal resto dell’economia. Per questo motivo, un euro attivato dalla manifattura genera un effetto moltiplicatore quasi doppio sull’output dell’intera economia italiana (1,83 euro), superiore anche a quello delle costruzioni (1,76).

Conclusione. Il trend congiunturale sta migliorando, ma rimane largamente in chiaroscuro, incastrato in un quadro caratterizzato da importanti problemi di sviluppo e competitività. E fra questi problemi, al di là del cavo d’onda delle quotazioni petrolifere attuali, incombe sempre la scommessa energetica, con la necessità di raschiare i costi: per reggere meglio in questa fase ancora difficile e per trovarsi pronti all’auspicato appuntamento con una ripresa convincente.

Ma la crescita e la ripresa hanno bisogno di essere incentivate in qualche modo, #GREENPMI ha individuato nell’innovazione una delle leve strategiche con il potere di conferire competitività e valore alle PMI, 50 imprese saranno selezionate per una consulenza gratuita in grado di far risparmiare loro risorse ed essere più efficienti energeticamente.