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Immaginare il futuro dell’energia è un esercizio molto difficile, richiede specifiche competenze e una profonda conoscenza del settore energetico. In questa intervista con il Dott. Alessandro Ficarazzo proviamo a esplorare gli scenari futuri della produzione energetica e del ruolo strategico che l’efficienza energetica giocherà per la crescità e la competitività delle imprese italiane.

Il Dott. Alessandro Ficarazzo è Energy Product Manager in Certiquality srl dove si occupa della gestione degli schemi di certificazione nel settore Energia (ISO 50001, UNI 11352, ETV Energy) oltre che di formazione specifica su questi temi. Integrano le sue competenze anche attività operative e nel settore Gas a Effetto Serra (Emission Trading e Carbon Footprint).

Dott. Ficarazzo, quale saranno secondo lei gli aspetti e le evoluzioni più determinanti, all’interno del settore energetico, nei prossimi anni, o perlomeno sino al 2020?

Le evoluzioni che sembrano più interessanti sono quelle relative alla promozione di azioni per il miglioramento dell’efficienza energetica a livello locale, nazionale e comunitario, allo sviluppo ulteriore delle rinnovabili (volto a un costante abbassamento del prezzo del kWh da rinnovabili), e alle reti smart per la distribuzione dell’energia; alcuni settori particolarmente interessanti per lo sviluppo delle smart-grid saranno quello dello storage elettrico a basso impatto ambientale e l’uso del biogas a integrazione del gas naturale nelle reti di distribuzione già esistenti. Dal 2020 in poi sarà importante anche il rinnovamento energetico del parco immobiliare che avrà gradualmente luogo a seguito dell’obbligo di costruzione dei nuovi edifici con caratteristiche prossime all’autosufficienza energetica.

Quale è secondo lei il ruolo che l’efficienza energetica è destinata a ricoprire nel futuro e come si coniugherà il binomio efficienza energetica – crescita economica?

Il binomio efficienza energetica – crescita economica è già funzionante da molto tempo in alcuni settori produttivi; di recente sta diventando sempre più trasversale come concetto, e ora è tema di discussione pubblica dopo il troppo tempo che questo binomio ha passato esclusivamente all’interno del mondo accademico e della ricerca e privata.

La promozione dell’efficienza energetica come parte di una più ampia azione di tutela delle risorse naturali è un elemento imprescindibile di qualsiasi attività nuova, e funziona inoltre egregiamente come elemento di distinzione dai competitor in settori maturi. Ad un grado più elevato e in quasi tutti i settori, questo binomio sarà inevitabilmente un elemento fondamentale che accompagnerà lo sviluppo e la trasformazione di tutte le attività produttive nei prossimi decenni.

A suo parere, da dove arriverà la nostra energia nel futuro: nucleare, rinnovabili, petrolio, carbone o cos’altro?

Senza fare previsioni azzardate a lungo termine, a mio parere nel futuro a medio termine il mix energetico sarà costituito da tutte le fonti sopra considerate, con la tendenza a limare le forti differenze al momento elevate tra le varie componenti del mix: il nucleare è destinato probabilmente a un lento e inesorabile calo, soprattutto in EU; i “negajoules” ovvero l’energia risparmiata a parità di energy intensity, saranno uno dei contributi più determinanti.

Un grande potenziale risiede anche nelle tecnologie di nuova generazione alimentate da fonte rinnovabile, che andranno a collocarsi in nicchie di settore al momento inesplorate su grande scala, e che probabilmente saranno sfruttate, anche a pieno regime, su piccole scale invece che su grandi impianti (altro trend sarà la decentralizzazione della produzione di energia): effetto Seeback per recuperare energia dove ci sono basse differenze di temperatura finora non sfruttate, fotovoltaico basato su tecnologia organica e non più sul silicio e eolico di nuova generazione.

Carbone e petrolio continueranno a essere usati prevalentemente dai Paesi in Via di Sviluppo, mentre saranno gradualmente e lentamente abbandonati in EU. Sarà fondamentale studiare i reali impatti ambientali delle nuove tecnologie e delle rinnovabili di ultima generazione (ad esempio ricerche con approccio LCA, metodologia ormai piuttosto consolidata anche se poco utilizzata) per dare modo ai decisori di ponderare correttamente i pro e i contro, a volte difficili da individuare, che caratterizzano tutte le tecnologie di produzione di energia, nessuna esclusa.

Come vengono viste a livello europeo ed internazionale le iniziative di efficientamento energetico?

Si tratta a mio parere di iniziative sempre più diffuse e che permettono anche di incrementare la visibilità di chi le attiva; attualmente è proprio l’EU ad avere complessivamente un maggior grado di committment su queste tematiche a livello internazionale. In ambito ricerca e scale-up di tecnologie, sono molto interessanti i bandi previsti da Horizon 2020.

Inoltre è da apprezzare lo sforzo comunitario per allineare le normative nazionali cercando valide esperienze nazionali da riproporre a livello europeo (vedi il caso dei White Certificates nella Direttiva 27). L’Europa è in prima linea su questi temi come lo è per l’attuazione del Protocollo di Kyoto (vedi il sistema Emission Trading, che pur con le sue criticità è il miglior esempio a livello internazionale di un impegno misurabile e di dimensioni considerevoli).

Quanto si stanno diffondendo nel mondo alimentare le attività di certificazione in ambito energetico? E quanto importante potrà essere lo sviluppo di nuove competenze?

Il tema dell’efficienza energetica risulta fondamentale nel comparto Food: non si tratta di uno dei settori più energivori, ma gli impianti hanno un grande potenziale di miglioramento, e c’è molto da lavorare sull’efficientamento dei processi, soprattutto in realtà medio-piccole.

Partendo da questa base si può prevedere un gran fermento nel breve termine: accoppiare la qualità delle nostre produzioni a una profonda convinzione che la tutela delle risorse naturali (incluse quelle energetiche) sia un elemento fondamentale del settore agroalimentare italiano potrebbe garantire al comparto nazionale una prestazione irraggiungibile per i competitor esteri.

In merito alle opportunità di lavoro e alle nuove professionalità, lo sviluppo di nuove competenze in ambito energetico è già avviato da anni in Italia e a livello EU (es. Esperti in Gestione dell’Energia e Auditor Energetici); la produzione di materie prime per il comparto food, come altri settori, si trova ad affrontare una svolta in merito al tema competenze (dall’ “agricoltore 2.0” alla promozione sui mercati internazionali passando dalla lavorazione industriale delle materie prime). La gestione dei fattori energetici è sempre più affidata a specialisti del settore, vista l’elevata complessità della tematica, la necessità di definire strategie “su misura” per ogni realtà produttiva.

Potrebbero esserci contraddizioni, incompatibilità o sinergie tra efficienza energetica e qualità dei prodotti in campo alimentare?

Direi che va colta prevalentemente la sinergia che conferisce ai prodotti un maggior valore. E’ impensabile fare efficienza energetica a discapito della qualità, soprattutto nel contesto italiano che fa della qualità uno dei punti di forza; qualità e efficienza energetica (e quindi più in generale tutela dell’ambiente) devono andare di pari passo, devono essere riconosciute dal produttore e dal consumatore come aspetti complementari e non antagonisti.

La qualità del prodotto può rispecchiare la qualità dell’ambiente dal quale derivano le materie prime, e anche l’attenzione posta nel mitigare il più possibile gli impatti ambientali e i consumi energetici che si collocano a monte della vendita al consumatore finale.