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Abbiamo parlato con Mirko Taglietti, l’ideatore del progetto Biosphera 2.0, riguardo al loro approccio innovativo all’arte di abitare: un concept green orientato al benessere dell’individuo, a cui si aggiunge la capacità di realizzare un modulo abitativo adatto ad ogni condizione climatica. Il tema lo avevamo in parte già affrontato in un nostro precedente articolo, ma questa volta siamo voluti andare molto più a fondo.

Biosphera 2.0, oltre ad essere un progetto interattivo e itinerante, racchiude in sé molte delle tecnologie e soluzioni abitative che vedremo nel prossimo futuro. Come dire che abitare non è mai stato così tecnologicamente avanzato.

Mirko da dove nasce l’idea di Biosphera?

Dalla volontà di innovare la filiera delle costruzioni riportando il concetto di benessere dell’uomo al centro del progetto. Nella realtà dei fatti, le ricerche sul comfort abitativo e la qualità del vivere in ambienti confinati, nascono negli anni 60 per opera dello scomparso

professor Povl Ole Fanger, docente presso la Techinical University of Denmark – International Centre for Indoor Environment and Energy. Il Professor Fanger dimostrò la correlazione tra la cattiva qualità dell’aria e la nascita della patologia asmatica nei bambini, così come la correlazione tra la diminuzione del rendimento del lavoro in ambienti

caratterizzati da scarse condizioni di temperatura, umidità e illuminazione. Diversi modelli e teorie si sono poi succedute fino ai giorni nostri, integrando necessariamente la capacità di adattamento del corpo umano.

In questo risiede l‘esperimento di Biosphera, ovverosia costruire un edificio che in qualunque località, fredda o calda, sia in grado di mantenere una relazione di comfort con l’uomo che lo abita. Il progetto di Biosphera si completa unendo il concetto di benessere all’autosufficienza energetica, passando attraverso il monitoraggio fisiologico dell’abitante e il monitoraggio prestazionale dell’edificio, per metterne in relazione i risultati e dimostrarne l’effettivo valore.

In questi mesi, e per i prossimi, vedremo ancora Biosphera in giro per l’Italia. Quali sono gli obiettivi di tale percorso itinerante, dove le persone possono concretamente toccare e abitare la casa della Energy Revolution?

L’obiettivo principale è quello di raccogliere le sensazioni degli abitanti che unitamente ai dati fisiologici che rileviamo (pulsazione cardiaca, temperatura cutanea, corrente elettrodermica quale indicatore di stress/benessere emotivo) danno un risultato che potrà rilevare l’efficacia del lavoro  impiegato per rinnovare o costruire la propria abitazione. In questo caso utilizzando i protocolli di costruzione che rispettano il comfort abitativo prima ancora dell’efficienza energetica quali il Passivhaus tedesco o il Minergie svizzero. La qualità della vita è inoltre legata anche ai materiali della costruzione: sostenibili, riciclabili, ad emissioni tossico/nocive pressoché uguali a zero, e che aiutano la qualità dell’aria indoor, regalando sensazioni, anche tattili, estremamente piacevoli.

Le soluzioni innovative e tecnologiche che abbiamo viste applicate su Biosphera 2.0, possono secondo te essere soluzioni applicabili su più larga scala, e cioè anche per l’edilizia tradizionale?

Assolutamente si; il fondamento è quello di creare cultura e consapevolezza sul tema per diffondere sul territorio le idee che aiuteranno a cambiare il volto dell’edilizia del prossimo futuro, considerato che da oltre 25 anni in Europa i protocolli succitati sono stati ideati ed utilizzati su larga scala, sia per le nuove costruzioni che per le ristrutturazioni.

Cosa ci dobbiamo aspettare dalla prossima Biosphera?

Stiamo valutando diverse opzioni ma per ora vi dico soltanto il nome: Biosphera 3.0 – Extreme.

Se dovessi trascorrere 6 mesi vivendo nella tua Biosphera 2.0, dove andresti a vivere e perché?  (Puoi scegliere qualsiasi località nel mondo) 

La porterei a Barcellona, città piena di energia vitale, e l’alloggerei presso il cantiere della Sagrada Familia; cercano volontari che proseguano il completamento dell’opera unica di Antoni Gaudì e sarei felice di “prestarmi” qualche mese per rendere onore a colui che considero l’architetto più geniale e visionario mai apparso sulla Terra.

Grazie Mirko!