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Green Energy Storage è una realtà imprenditoriale trentina che opera nel settore green, ha acquisito e sviluppa industrialmente un brevetto di Harvard University relativo alle batterie organiche a flusso. Il suo core business attuale si basa sullo sviluppo di innovativi sistemi di accumulo di energia metal-free, operando secondo i principi della chimica verde. Con l’obiettivo di ridurre l’impatto sull’ambiente che solitamente gli attuali sistemi di accumulo hanno.

Abbiamo intervistato Emilio Sassone Corsi, Founder & Member of the Board di Green Energy Storage, per fargli alcune domande sul loro innovativo progetto, e il futuro dell’energia. Un domani in cui la ricetta energetica vincente sarà un mix innovativo di produzione energetica, composto da smart grid e piccole produzioni diffuse. E sostenuto da sistemi di accumulo eco-friendly, come quelli proposti da Green Energy Storage. Ci aspetta una vera rivoluzione della filiera energetica.

L’utilizzo delle fonti rinnovabili per la produzione di energia elettrica sta crescendo a livello globale, sia per quanto riguarda i privati che le imprese. La capacità di stoccare energia ed averla sempre a disposizione rappresenta un elemento strategico per lo sviluppo e la diffusione dell’energia green; qual è la tecnologia che avete sviluppato e che sta alla base di Green Energy Storage?

Si tratta di una tecnologia inventata da due professori di Harvard University, Michael Aziz e Roy Gordon, i quali sono riusciti a individuare una serie di prodotti organici basati sui chinoni, derivati dal petrolio ma anche estraibili dalle piante, che riescono ad accumulare una quantità importante di carica elettrica.

Lessi questo articolo su Nature nel gennaio 2014, chiesi un incontro, andai a Boston, e così iniziò questa avventura. C’è voluto quasi un anno per stipulare il contratto di licenza esclusiva del brevetto per i 28 Paesi europei, la Svizzera e la Norvegia. Nel marzo del 2015 abbiamo costituito Green Energy Storage con l’apporto fondamentale del socio di maggioranza, l’Ing. Salvatore Pinto, che è intervenuto con la sua società di Venture Capital.

La tecnologia di questi sistemi di accumulo è basata sulle batterie a flusso: attraverso delle pompe gli elettroliti fluiscono da due contenitori ad uno stack formato da elettrodi i quali caricano o scaricano gli elettroliti. Il vantaggio delle batterie a flusso è che riescono a disaccoppiare la potenza dalla capacità: più grandi sono gli elettrodi, maggiore è la potenza che si riesce nell’unità di tempo ad erogare o ad acquisire; più grandi sono i contenitori maggiore è la quantità di energia che si riesce ad accumulare. In questa maniera si riescono a disegnare sistemi di accumulo specifici in funzione di esigenze specifiche.

Per quanto riguarda l’accordo esclusivo di licenza che avete stipulato con l’Università di Harvard per i 28 paesi della Comunità Europea (e per Svizzera e Norvegia) per lo sviluppo industriale di batterie organiche a flusso; quali sono secondo lei i vantaggi che possono derivare dalla creazione di un network di questo tipo?

A mio modo di vedere ci sono dei vantaggi immediati e dei vantaggi prospettici. Il mercato dello storage elettrico è un mercato che si sta sviluppando inizialmente soprattutto in Europa. Avere una tecnologia vincente come quella che riteniamo di avere, è sicuramente un plus importante per conquistare una porzione significativa su questo mercato.

In prospettiva, considerando che Harvard è la più grande e importante Università del mondo (si consideri che il bilancio di questa sola Università è equivalente al bilancio di tutte le Università italiane afferenti al MIUR!), e avendo noi rotto il muro di comprensibile diffidenza verso il mondo dell’imprenditoria innovativa in Italia, potremo in un prossimo futuro ampliare la partnership ad altri settori di business. Si è ormai creato un network indissolubile che ha un valore significativo non solo per Green Energy Storage ma più in generale per il panorama imprenditoriale italiano.

A suo avviso qual è il futuro del binomio energie rinnovabili e batterie, e come questa relazione modificherà le abitudini energetiche di persone e imprese?

Stiamo assistendo, come è noto, ad una rivoluzione della filiera energetica, dalla distribuzione alla produzione dell’energia. Stiamo gradualmente passando da un sistema fatto da grandi centrali di produzione e lunghe reti di trasmissione e distribuzione ad un sistema fatto sempre più da produzione energetica di piccole e piccolissime dimensioni con un consumo sul posto o di prossimità con micro-grid elettriche.

È una trasformazione epocale e noi ci troviamo a metà del guado. Oggi per avere efficacia, la produzione di energia da rinnovabili deve andare in coppia con sistemi di accumulo, altrimenti il sistema nel suo complesso risulta instabile e scarsamente efficace. Io mi auguro che in un futuro non remoto ciascuna casa o condominio abbia la propria capacità di produzione energetica autonoma e un proprio sistema di accumulo non inquinante e a basso costo che riesca a stabilizzare la rete. Una sorta di km 0 dell’energia.

Cosa ci dobbiamo aspettare nel prossimo futuro da Green Energy Storage?

Nei nostri piani c’è una continua attività di ricerca e sviluppo che migliori e renda sempre più stabili e competitive le nostre batterie organiche a flusso. Con i due progetti di ricerca industriale, finanziati e certificati dalla Provincia Autonoma di Trento e dalla Commissione Europea, abbiamo le risorse finanziarie che servono per sviluppare industrialmente un’intera gamma di batterie.

Abbiamo già i primi clienti e spero che già nel 2017 se ne aggiungano altri a livello europeo che facciano da beta-test dei nostri sistemi. Stiamo trattando con Harvard per espandere la licenza del brevetto a livello mondiale. Per fare ciò abbiamo bisogno di rinforzarci da un punto di vista finanziario e insediare un nostro headquarter a Boston. Questo è il programma dei prossimi due-tre anni. Impegnativo ma fattibile.

 

Un’ultima domanda, se dovesse delineare uno scenario futuro, qual è la fonte di energia rinnovabile su cui punterebbe per i prossimi anni e perché?

Io sono un accanito sostenitore delle energie rinnovabili e sono sicuro che il futuro sarà solo rinnovabile. Dal Sole abbiamo tutta l’energia che ci serve per vivere bene, in un ambiente pulito e preservare il nostro Pianeta per le prossime generazioni.

Tra le energie rinnovabili oggi disponibili, credo che la fotovoltaica è quella che ha le maggiori potenzialità di crescita. Uno dei limiti, soprattutto nelle città densamente popolate, è la scarsa superficie a disposizione per installare pannelli fotovoltaici. Anche questo limite, però, si sta per superare perché ci sono tecnologie, come la LSC (Luminescent Solar Concentrator) che, a partire dalle vetrate trasparenti dei grandi edifici, possono produrre quantità importanti di energia senza modificare l’estetica degli edifici e nel rispetto assoluto dell’ambiente.

Glass to Power, Spin-Off dell’Università di Milano Bicocca, sta affrontando questa sfida, molto interessante e che renderà possibile la realizzazione di Zero Energy Buildings, come richiesto dalle direttive europee che entreranno in vigore a partire dal 2020. La combinazione tra queste modalità innovative di produzione di energia e sistemi di accumulo eco-friendly sarà la chiave del successo delle future strategie nel mondo energetico.

Grazie mille!