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Anidride carbonica che può essere trasformata in energia elettrica. Non siamo di fronte a parte della sceneggiatura di una nuova serie TV per Netflix, ma al cospetto di una scoperta che può rivoluzionare la maniera in cui trattiamo le emissioni di CO2. La scoperta è stata presentata lo scorso luglio dalla Cornell University, a seguito della ricerca compiuta dal professor Lynden  Archer e dal PHD Wajdi Al Sadat. Il loro studio si basa sulla possibilità di sviluppare una batteria alluminio/anidride carbonica alimentata da ossigeno la quale utilizza reazioni elettrochimiche in grado di isolare l’anidride carbonica e di produrre energia elettrica.

La notizia ha sin da subito fatto scalpore e aperto a possibili utilizzi di questa nuova tecnologia, una volta che sarà stata implementata. All’interno dello scenario produttivo attuale si tende infatti a porre una sempre maggiore attenzione su nuove metodologie capaci di ridurre il carbon footprint che le attività umane hanno sul pianeta.

All’interno del paper “The O2-assisted Al/CO2 electrochemical cell: A system for CO2capture/conversion and electric power generation” i due autori Prof. Lynden  Archer e il PHD Wajdi Al Sadat, hanno evidenziato come sia possibile realizzare una batteria/generatore di energia che utilizzi l’alluminio come anodo e un flusso di anidride carbonica e ossigeno come catodo. In questo modo, le reazioni elettrochimiche che avvengono tra il catodo e l’anodo riescono a trasformare l’anidride carbonica in composti ricchi di carbonio, in energia elettrica e altri preziosi ossalati come sottoprodotti della reazione.

In molti dei sistemi attuali che servono a togliere dall’atmosfera e immagazzinare la CO2, il materiale è catturato in forma fluida o solida, e successivamente concentrato e compresso per essere trasportato presso stabilimenti in grado di ri-utilizzarlo o stoccarlo nel sottosuolo.

Per Archer: “Il fatto che siamo riusciti a progettare una tecnologia in grado sia di catturare anidride carbonica che di produrre energia elettrica, rappresenta di per sé una scoperta estremamente importante”. Inoltre, sempre per Archer, un altro dei punti forza di questa scoperta risiede nel fatto che il processo di produzione di energia elettrica genera super-ossidi. Questi reagiscono con l’anidride carbonica andando così a formare un materiale come l’ossalato carbonio-carbonio che viene ampiamente impiegato in industrie come quella farmaceutica e per la fusione dei metalli.

Per ora l’unico inconveniente riscontrato in tale sistema sono gli elettroliti, e cioè ovvero i liquidi che connettono l’anodo al catodo, a causa della loro estrema sensibilità nei confronti dell’acqua.  Gli sforzi attuali sono quindi concentrati nella ricerca di altri elettroliti che abbiano una minore sensibilità nei confronti dell’acqua e nell’implementazione delle performance dei processi elettrochimici.

Produrre energia elettrica dai materiali di scarto di altre produzioni è una delle strade principali intraprese per ridurre il nostro carbon footprint. Andare ad agire direttamente, come in questo caso, sul materiale che ne è una delle cause principali, come l’anidride carbonica, può risultare essere l’arma vincente.