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Dobbiamo accettare il fatto che l’industria del petrolio sia senza futuro? Molti dei segnali in atto sembrano indicare questa come una strada percorribile per i prossimi anni. Non siamo noi ad affermarlo, sono ipotesi contenute nell’ultimo report pubblicato da un autorevole gruppo di senior global banking executive di Washington.

Oil and the Global Economy, è questo il nome del report in questione, individua le sfide di oggi e di domani che dovranno affrontare i paesi produttori ed esportatori di Petrolio. Anche se da oltre un secolo, questa fonte di energia, mantiene un ruolo di primo piano nel settore energetico. Dai trasporti alla produzione stessa di energia.

I dati parlano chiaro: se dal 2014 i prezzi del greggio sono costantemente e senza sosta diminuiti, i profitti dei Paesi che fanno parte dell’OPEC, tra cui Venezuela e Arabia Saudita, hanno seguito il medesimo trend. Il passaggio non è stato indolore: se nel 2014, prima dell’inizio della discesa dei prezzi, i paesi dell’OPEC, collettivamente, erano in grado di generare un surplus di 238 miliardi di dollari, mentre già nel 2015 si contavano le perdite. Un deficit pari a 100 miliardi di dollari.

Il petrolio e la sua industria hanno oggi un problema di debito. Solitamente si associa il concetto di produzione del petrolio a quello di ricchezza. Alcune immagini di Dubai, dell’Oman e dell’Arabia Saudita sono rari esempi dell’ostentazione di agiatezza economica da parte di principi, sultani o uomini d’affari che trattano con l’oro nero. Ma qui si parla di 2 trilioni di dollari, di debito, dell’industria del petrolio. Siano essi contratti da privati o stati.

La serenità di poter contare su un prezzo in salita del petrolio, nonostante la diffusa stagnazione dell’economia, si è rivelata essere una illusoria panacea. Le cause di questo fallimento della prospettiva delineata, vanno ricercate sia in una over-produzione del greggio, eccesso di offerta reso possibile anche delle moderne tecniche di fracking, e una costante riduzione della domanda. Soprattutto grazie all’incremento di fonti alternative di energia.

Le energie rinnovabili stanno crescendo, sia dal punto della diffusione e adozione, che della tecnologia e quest’ultima si traduce quasi sempre in una maggiore efficienza. Rendimento e riduzione dei costi. Si spende meno per installare, fare manutenzione e smaltire. A sostegno di questa continua espansione delle energie rinnovabili ci sono anche i recenti accordi tra i vari big mondiali, vedi Cina e Stati Uniti – Trump permettendo, a partire dal 20 gennaio – per una congiunta riduzione delle emissioni di gas serra.

“Avanti rinnovabili”, sembra essere il leitmotiv, ma negli ultimi mesi abbiamo comunque assistito ad un leggero rialzo dei prezzi del greggio, con i paesi produttori che stringono i rubinetti dei loro giacimenti alla ricerca di un rialzo del prezzo. Questo avrà ripercussioni per loro positive nel breve e forse medio periodo. Ma, sempre da quanto si legge nel report citato, ciò darà ancora più adito al processo di ricerca di alternative energetiche, soprattutto nei confronti dell’energia green. Per la quale è prevista una grande crescita nei prossimi decenni.

Quella del petrolio è perciò un’industria destinata a scomparire? Secondo Michael Bradshaw, Professore di Global Energy alla Warwick Business School, l’aumento dei prezzi del petrolio da parte dei produttori non risolverà i loro problemi. Anche secondo lui questo non farà altro che accelerare il processo di transizione ad altre forme di energia più green.

Bradshaw, riferendosi ai paesi produttori di petrolio, afferma che: “…dovrebbero essere in grado di promuovere una maggiore efficienza energetica e utilizzo delle energie rinnovabili nelle loro economie interne, per preservare così il surplus dato dall’esportazione, altrimenti il rischio è che incontrino grandi difficoltà a stare dietro alla crescente domanda interna di energia”.

Anche nel settore del petrolio l’efficienza energetica si afferma come elemento in grado di garantire una maggiore sostenibilità. Molte delle imprese che, in Italia, hanno deciso di fare un’analisi sui propri consumi energetici hanno poi intrapreso percorsi di efficientamento energetico dei propri impianti. Questo ha fatto risparmiare loro preziose risorse, ed allo stesso tempo ha allentato le morse del climate change sul pianeta.

Il petrolio è morto, lunga vita al petrolio! Verrebbe da dire, parafrasando un detto in auge da secoli.