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Alcune aziende cinesi hanno manifestato l’intenzione di investire un miliardo di dollari, per i prossimi due anni, con l’obiettivo di costruire una solar farm di notevoli dimensioni nelle aree contaminate di Chernobyl. L’impegno della Cina nelle energie rinnovabili è in questi tempi sotto gli occhi di tutti, secondo alcuni potrebbe persino arrivare a sostituire la guida green degli Stati Uniti, orfani dell’amministrazione Obama. Ma l’intervento di Chernobyl presenta anche una marcata componente simbolica.

Il 26 aprile 1986 il reattore numero 4 della centrale nucleare di Chernobyl esplode, principalmente a seguito di molti errori e leggerezze del personale della centrale, non ultima la violazione di numerosi protocolli di sicurezza. Fu il primo disastro nucleare ad essere classificato con il livello 7, il massimo della scala INES che valuta l’entità degli incidenti di questo tipo. Il secondo caso di incidente nucleare con livello 7 fu quello di Fukushima in Giappone, avvenuto nel marzo 2011; a 25 anni di distanza. Tanto per contestualizzarne la portata.

Chernobyl è ricordato, e catalogato, come l’incidente nucleare peggiore di sempre. Causò la morte diretta di 50 persone, e un numero imprecisato di morti indirette dovute alle radiazioni, stimate intorno alle 4.000. Numeri difficili da verificare esattamente. Costruire un impianto solare in un’area che è stata soggetta ad una catastrofe nucleare di questa portata ha una valenza che va oltre l’intervento energetico stesso. E’ una sorta di rinascita, una nuova vocazione energetica.

L’impianto solare, che le due aziende cinesi hanno in programma di costruire, avrà la potenza di 1 GigaWatt e si estenderà per una superficie di 2.500 ettari di terreno. I pannelli solari verranno forniti ed installati da una sussidiaria della Golden Concord Holdings (GLC), una delle più grandi aziende cinesi che operano nel settore delle rinnovabili. Mentre l’impianto vero e proprio verrà costruito e gestito da un’altra impresa, sussidiaria dell’azienda di stato China National Machinery Corporation (SINOMACH).

Per Ostap Semerak, Ministro ucraino dell’ambiente e delle risorse naturali, l’area di Chernobyl “E’ un’area territoriale il cui utilizzo è molto economico, e l’abbondante luce del sole è un elemento fondamentale per la realizzazione del progetto.” A questo aggiunge che “La struttura e le reti elettriche che sono già installate nell’area possono essere tranquillamente riutilizzate.” Eredità energetica post atomica. I lavori per il nuovo impianto solare dovrebbero iniziare già in questo 2017.

L’area di Chernobyl, ed in particolar modo la cittadina di Pripyat, hanno vissuto più di due decadi in completo abbandono. Dopo essere state evacuate in massa e rapidamente in seguito all’incidente, nessuno ci è tornato più a vivere, soprattutto per i rischi dovuti alla contaminazione radioattiva. Negli ultimi anni ci sono delle eccezioni per gli ex residenti, ai quali è stato concesso il permesso di visitare l’area 2 volte l’anno. Per ragioni personali: fare visita ai propri cari defunti, o tornare nei luoghi della loro infanzia. Ma Chernobyl è divenuta anche una meta turistica, il grande sarcofago abbandonato e rivestito di cemento armato e acciaio sembra che susciti interesse in alcuni viaggiatori.

L’impianto solare genererà, a detta degli esperti, un forte impatto sociale sul territorio. La riconversione energetica porterà inoltre benefici – non solo energetici – per coloro che vivono nell’area. Energia green significa meno emissioni nell’atmosfera dovute alla produzione di energia da combustibili fossili. Il luogo dove si è verificato il primo e più grande incidente nucleare di sempre produrrà energia solare. Sembra chiudersi un ciclo energetico, ed avviarsi uno del tutto nuovo. Chernobyl avrà finalmente il suo charme green!